Da Gravina ad Altamura contro la guerra, il riarmo e la militarizzazione dei territori. Una mobilitazione che raccoglie l’eredità delle grandi marce pacifiste del passato e rilancia l’impegno per il disarmo, la giustizia e la tutela dell’ambiente.
Sabato 24 ottobre 2026 si svolgerà la Marcia per la Pace Gravina–Altamura, una mobilitazione che intende riportare al centro dell’attenzione pubblica il rifiuto della guerra, la necessità del disarmo e il diritto delle comunità a vivere in territori liberi dalla minaccia delle armi e dalla progressiva militarizzazione.
L’iniziativa nasce in un momento particolarmente drammatico della storia contemporanea. Le guerre continuano a provocare migliaia di vittime, distruzioni, migrazioni forzate e sofferenze indicibili. Parallelamente, la corsa agli armamenti, la minaccia nucleare e l’aumento delle spese militari sottraggono risorse a bisogni fondamentali come la sanità, la scuola, il lavoro, la lotta alla povertà e la salvaguardia dell’ambiente.
In questo scenario, tornare a marciare significa affermare che la guerra non è un destino inevitabile e che la pace non può essere affidata esclusivamente alla forza delle armi.

Una storia di pace che viene da lontano
La Marcia del 24 ottobre affonda le proprie radici in una lunga tradizione di mobilitazioni popolari che hanno attraversato la Murgia.
Il 13 gennaio 1963, ad Altamura, migliaia di cittadini manifestarono contro la presenza dei missili nucleari Jupiter, installati tra la Puglia e la Basilicata nell’ambito delle strategie militari della Guerra fredda. Quei missili, dotati di testate nucleari, trasformavano il territorio murgiano in uno dei punti nevralgici del confronto tra le grandi potenze, esponendo le popolazioni al rischio di una catastrofe.
La manifestazione, sostenuta da personalità come Tommaso Fiore, Aldo Capitini e Carlo Levi, rappresentò una straordinaria espressione di partecipazione popolare. Contadini, lavoratori, giovani, rappresentanti delle organizzazioni politiche e sindacali scesero in piazza per rivendicare il diritto alla pace e per opporsi a decisioni che coinvolgevano direttamente la sicurezza e il futuro delle loro comunità.
Quella mobilitazione non rimase un episodio isolato.
Negli anni Ottanta, quando vaste aree dell’Alta Murgia furono destinate alle esercitazioni militari, ripresero le proteste delle popolazioni locali. Le marce Gravina–Altamura del 1985 e del 19 dicembre 1987 denunciarono la crescente sottrazione di territorio alle attività agricole e pastorali e rivendicarono una diversa destinazione delle risorse e degli spazi.
Particolarmente significativo fu il contributo di don Tonino Bello, che nel 1987 richiamò, con il suo messaggio Il sogno di Isaia, la necessità di trasformare gli strumenti di guerra in strumenti di vita e di lavoro.
Anche le grandi mobilitazioni del 2003 e del 2004, dedicate alla difesa della Murgia e alla denuncia dei rischi ambientali, dimostrarono quanto fosse radicato il legame tra la richiesta di pace, la salvaguardia del territorio e la partecipazione democratica.

Una Murgia segnata dalla presenza militare
La storia dell’Alta Murgia presenta una contraddizione che continua a interrogare le comunità locali.
Un territorio di straordinario valore paesaggistico, naturalistico, archeologico e culturale, caratterizzato per secoli dalle attività agricole e pastorali, è stato anche sede di installazioni missilistiche, poligoni ed esercitazioni militari.
Le esercitazioni hanno rappresentato nel tempo una fonte di preoccupazione per le comunità, gli agricoltori e gli allevatori, in relazione alle limitazioni nell’uso dei terreni, ai possibili effetti ambientali e alla compatibilità delle attività militari con la vocazione produttiva e naturalistica della Murgia.
L’istituzione del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, nel 2004, e il successivo riconoscimento internazionale del suo patrimonio geologico hanno rafforzato l’esigenza di tutelare un territorio che costituisce una risorsa ambientale, culturale ed economica di primaria importanza.
La Murgia non può essere considerata soltanto uno spazio disponibile per le esercitazioni militari: è un territorio abitato, vissuto e custodito da comunità che hanno diritto a partecipare alle scelte sul proprio futuro.
La pace non è soltanto assenza di guerra
La mobilitazione vuole richiamare anche il significato più profondo della pace, intesa non semplicemente come cessazione dei conflitti armati, ma come costruzione di condizioni di giustizia, libertà, solidarietà e dignità umana.

Il 24 ottobre, una responsabilità collettiva
Alla Marcia Gravina–Altamura parteciperanno cittadini, associazioni, movimenti, organizzazioni sindacali, scuole, comunità religiose e istituzioni, senza distinzioni di appartenenza politica o culturale.
Allora la minaccia era rappresentata dai missili nucleari Jupiter. Oggi il contesto internazionale è profondamente cambiato, ma resta attuale la domanda che animava quelle mobilitazioni: quale futuro vogliamo costruire e quale posto intendiamo riservare alla pace nelle nostre scelte collettive?
Il 24 ottobre torneremo a camminare insieme, da Gravina ad Altamura, per riaffermare che la pace non è una concessione dei potenti, ma un diritto dei popoli e una responsabilità di tutti.
La Murgia ha conosciuto il peso delle armi, ma ha saputo anche esprimere una grande tradizione di impegno per la pace. È tempo di raccoglierne l’eredità e di trasformarla in una nuova stagione di partecipazione civile.
Il 24 ottobre, sulla Murgia, torniamo a marciare. Per la pace, per il disarmo, per il futuro delle nostre comunità.
