Una performance sui generis quella dell’ artista Amalia Franco realizzatasi nello splendido scenario della Dimora Cagnazzi. Un evento straordinariamente suggestivo organizzato da Donato Laborante e i suoi collaboratori de ” Lo scrigno di Pandora” nell’ambito della festa dell’Archeologia denominata” LAMASCAVEJE”.
Non siamo avvezzi a seguire spesso spettacoli di teatro contemporaneo , a maggior ragione quando la contaminazione tra danza e teatro figurativo ci trasporta in un mondo interiore teso ad isolarsi o peggio ancora ad assopirsi. L’arte in tutte le sue nobili forme ha il privilegio di contagiare e indurre alla bellezza, alla riflessione e tutto questo si è contemplato nella magia di un posto incantevole che è la Dimora Cagnazzi, luogo curato con amore di cui dobbiamo essere profondamente grati al compianto Domenico Rayola ed ora alla dedizione della signora Adriana , sua moglie. La breve ma significativa introduzione della dott.ssa Emma Capurso ha avuto come focus il valore dell’ archeologia che noi possiamo scrutare in tutto ciò che ci circonda, andando alla ricerca di tracce di chi ci ha preceduto. Lo stesso paesaggio in questione con il suo noto anfiteatro , le sue antichissime Grotte di San Tommaso ,una vasta necropoli di VI-IV sec. a. C . ci riporta a tracce di un passato che impone sempre una rigorosa salvaguardia .

“Nel limite del confine ” una sorta di motto, filo conduttore degli eventi , una consapevolezza di essere sempre in un limite , in un confine geografico che si fa fondamentale per la conoscenza di un patrimonio. Dal canto suo il talentuoso e poliedrico Donato Laborante ci ha introdotto nella magia dell’evento con una delle sue tipiche esortazioni ” È bello sognare , è bello essere un sogno ” palesando stima e gratitudine per la magnifica artista che in realtà ci ha trasportati in un aere di leggerezza , un connubio di visioni oniriche e trasposizione del corpo in altre forme. Senza ombra di dubbio ogni partecipante da subito è stato rapito da movenze strane , linguaggi rarefatti che vivono in un pigro subconscio ma soprattutto dalla leggiadria , bravura di una danzatrice singolare. Infatti Amalia Franco è un’artista indipendente la cui ricerca verte sulle contaminazioni tra danza, marionette ibride e maschere espressive che realizza lei stessa. Gli esercizi per scomparire non sono altro che un viaggio poetico tra presenza e assenza, visibile e invisibile, memoria e identità. Sono scritti brevi, riflessioni su quanto esiste e quanto non esiste ,manifestando sensibilità acuta verso la precarietà.

Molto coinvolgente la rappresentazione della morte. La scena non è altro che un insieme , una mescolanza di danza ,figure e paesaggio. Ho avuto la netta sensazione che l’artista in ogni esercizio perda i confini del proprio corpo per ritrovarli in altra forma ,una stretta relazione con la materia, per me una perfetta simbiosi. L’artista ha calamitato l’attenzione degli spettatori che hanno manifestato gradimento e consensi con lunghi applausi. Non avevo mai incontrato una donna dal talento così originale, ho cercato un attimo di quiete per rivolgerle alcune domande e non nascondo l’emozione di trovarmi di fronte ad una donna che porta questo spettacolo in tantissimi teatri e poi orgoglio pugliese , è di Taranto.
D. La sua performance non è di facile approccio, c’è un filone artistico a cui pensa di appartenere?
R. Non penso di essere inquadrata in un codice tradizionale ma il Teatro contemporaneo è molto vasto. All’inizio lavoravo con maschere molto larghe, poi ho tolto la maschera e ho scelto la distanza . Il piacere della distanza con delle figure che ci permettono uno spostamento rispetto alla natura umana.

D. Queste figure possono rappresentare un alter ego?
R. Più che alter ego ho lavorato sulla molteplicità come se in essa potessi trovare una delle possibilità di sparizione ospitate dal titolo. Il rapporto non è con un doppio ma con il molteplice più vicino all’uno.
D. Cosa le piacerebbe che il pubblico portasse a casa dopo un suo spettacolo?
R. Respirare un paesaggio rarefatto, ha a che fare con il pressapoco, quasi approssimativo, questa rarefazione ci permette di stare su una soglia.

Porterò nel cuore la tenerezza , la finezza di questo evento , la sobrietà nella sua complessità, la bravura indiscussa di Amalia Franco a cui auguro di abbracciare universi splendidi, un grazie di cuore agli organizzatori e in particolare a Donato Laborante , ideatore e apportatore di iniziative fuori dall’ordinario e pregne di magica poesia.
GRAZIA LORUSSO
