A cinque anni dalla sua dipartita un omaggio che onora la vita, l’ opera , la bellissima personalità di Franceschino Terranova, un maestro del teatro amatoriale, custode del patrimonio linguistico locale. Il libro di Vincenzo Basile guida all’ascolto di ricordi ,testimonianze in un intreccio di emozioni comuni .
“La morte non è niente ,sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto .Io sono sempre io e tu sei sempre tu ,quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora . Chiamami con il nome che mi hai sempre dato , che ti è familiare”. Questi antichi versi che echeggiano nei riti funebri, mi tornavano spesso in mente la sera della memoria quando parenti ,amici , attori del passato e del presente si sono incontrati in un abbraccio unanime intorno alla bellezza di Franceschino . Sì Franceschino, questo è il nome familiare con cui lo chiamiamo e continueremo a farlo perché lui vive in tutti noi attraverso la sua opera . Una lodevole iniziativa quella dell’ing. Vincenzo Basile di scrivere una monografia dedicata a Franceschino a cinque anni dalla sua scomparsa ,mettendo insieme un caleidoscopio di racconti di vita, semplicità, autenticità , umiltà ,sorrisi mescolati insieme e trasportati dal quotidiano al palco come in un rapporto simbiotico.

La presentazione del libro, un modo coinvolgente per parlare di una bella persona. L’introduzione dotta del prof. Luigi Viscanti ha messo in risalto la giovanile passione teatrale del nostro protagonista che nella parrocchia della Consolazione vede i suoi albori. Ne esalta curiosità, talento , maestria nel veicolare il nostro patrimonio culturale tanto da dare al teatro di Terranova una suggestiva definizione ” la via Appia della cultura altamurana “. Non poteva mancare il rapido ma sempre efficace saluto di Donato Laborante che ha condiviso un episodio di vita dal sapore antico , di gesti quotidiani di timbro paziente ,collaborativo, rispettoso esaltando poi la sua bravura professionale come sarto. A Donato Laborante insieme a Ferula Ferita va il nostro plauso per l’onere economico che ha deciso di accollarsi per la realizzazione della monografia. Un’operazione che lascia intravedere stima e gratitudine verso Franceschino e tutti i valori che egli rappresenta. Gradito ospite della serata nonché autore della prefazione del libro il prof. Ferdinando Mirizzi ordinario di Discipline demoetnoantropologiche – Università della Basilicata .

Il prof. Mirizzi non esita a definire il testo un’operazione nobile , un libro polifonico, corale motivo per cui avrebbe accettato di scrivere la prefazione .Pur non essendo un dialettologo ribadisce l’importanza della salvaguardia della lingua locale , dicitura da preferire all’espressione vernacolo , perché i dialetti sono lingue romanze. Afferma il prof. Mirizzi” E Franceschino Terranova certamente intuiva la potenzialità del dialetto come elemento di coesione comunitaria ed è così che si spiega la sua opzione per il teatro dialettale e per le composizioni poetiche nella lingua dei padri”. Di importanza rilevante l’ accostamento dello spessore della sua opera ad un progetto UNESCO del 1993 , salvaguardia del Patrimonio Culturale immateriale denominato “Tesori umani viventi ” e quindi , secondo il prof. Mirizzi , Franceschino per l’impronta e la volontà di diffondere le tradizioni e il patrimonio linguistico ,può rientrare di diritto nella categoria dei ” Tesori umani ” pur se non “vivente”. Atteso il saluto dell’autore del libro ing Vincenzo Basile che ha immediatamente ringraziato tutti coloro che hanno dato un contributo nel tessere cronologicamente le vicende artistiche del nostro amato concittadino mettendo in risalto le spiccate qualità morali che lo hanno reso unico .

Tra i nomi Dino Grimaldi, il giornalista Giovanni Mercadante che aveva già parlato di Franceschino nel suo libro ” Altamura, terra di talenti “, Michele Lospalluto per averne parlato nella trasmissione Il TACCUINO di CANALE 2 Altamura e tutti coloro che hanno apportato notizie e curiosità di ogni genere. La monografia si apre con una bella pagina di Maria Moramarco storica divulgatrice del patrimonio linguistico locale , di canti e racconti tramandati oralmente , un nome d’eccellenza ,autorevole studiosa dei fonemi delle nostre radici , agguerrita sostenitrice della conoscenza del dialetto già dalla tenera età ed è a lei , a Luigi Bolognese e allo storico gruppo “Uaragniaun” che Franceschino si rivolge per mettere in scena il grande successo di Cummà Marìe di cui la platea ha gradito la visione di alcuni frammenti . Naturalmente Maria Moramarco e Luigi Bolognese ci hanno deliziato con alcuni canti , appropriata colonna sonora della serata. Dino Grimaldi ,genero e attore della compagnia Teatro per il Sociale ha messo in luce tutto l’itinerario artistico del suocero dagli esordi Filodrammatica S. Vito , poi nel 1976 con Pierino Tarsia, Gaetano Grimaldi, Vito Plotino, Gino Angelastri diede vita al ” Piccolo Teatro Altamurano”portando in scena solo opere di autori come Pirandello, De Filippo, Molière. Per una scissione interna si costituisce una nuova compagnia denominata”Teatro Stabile “. Anche qui per svariati motivi il gruppo non è più solidale ma Franceschino imperterrito con il supporto dello storico amico Gaetano Grimaldi porta sulle scene opere note e le sue prime opere in lingua locale tra cui “Cummà Marìe “. Con il tempo e con fortuiti incontri, Nina Martimucci,

Nicoletta Moramarco reduci da un viaggio in Africa , Franceschino prende consapevolezza che il teatro può diventare un mezzo salvifico per alcune comunità , nasce così il “TEATRO PER IL SOCIALE ” con lo scopo di fare beneficenza, teatro non fine a sé stesso ma come dono e ancora oggi i numerosi attori sono orgogliosi di questa finalità. Franceschino ha trascorso circa 70 anni di vita tra palco e prove, interpretato oltre 60 opere, ne ha dirette 40 e ne ha scritte 20, quanta passione , quanta emozione sempre ben distribuite tra famiglia, lavoro e teatro. La tenera testimonianza della figlia Luciana è la conferma che l’uomo , marito, padre, sarto , attore ,regista , scrittore erano un magnifico tutt’uno all’insegna di quella gentilezza autentica che ognuno ha riconosciuto in lui.

Nonostante le 216 pagine del libro, sono sicura che tante altre parole di gratitudine e riconoscimento vagano negli animi dei tantissimi che hanno avuto il dono di percorrere un pezzo di strada con lui. Anche da parte mia il grazie immenso per gli insegnamenti di umanità, per i sorrisi , la stima reciproca , le parole donate e arrivate al suo cuore . Oggi parlare ancora di lui per me è come rivivere tempi lontani quando mi abbracciava commentando una mia recensione , negli anni ’90 non esistevano i social, né giornali online ed io felice ora più di allora di aver divulgato la sua bravura sul palco, a scuola , nelle parrocchie attraverso un giornale locale . È storia ma vive con me .I ricordi sottaciuti sono carezza , sono un tesoro che, senza far rumore , sanno di vivere oltre il tempo e lo spazio .
GRAZIA LORUSSO
