Home L’opinione Referendum: tagliamo il numero dei parlamentari SI o NO?

Referendum: tagliamo il numero dei parlamentari SI o NO?

by Giovanni Sardone

Nel Referendum siamo chiamati a scegliere se confermare o respingere la “riforma costituzionale” che riduce i componenti della Camera dei deputati da 630 a 400, e quelli del Senato da 315 a 200. Trattandosi di referendum confermativo, non è necessario raggiungere una determinata percentuale di votanti (il quorum), perché decidono in un senso o nell’altro solo coloro che si recano a votare.Chi sostiene la riforma e invita perciò a votare SI motiva la propria posizione con il risparmio di spese che si otterrebbe con tale riduzione e ricorda che in passato vi sono stati vari tentativi di attuarla con largo consenso delle forze politiche. Con meno parlamentari le due Camere sarebbero più snelle e lavorerebbero meglio. Il funzionamento del bicameralismo perfetto, con Deputati e Senatori che esercitano le stesse funzioni, per cui una legge deve essere approvata da entrambe le Assemblee, sarebbe comunque garantito anche con un numero ridotto di rappresentanti. I sostenitori del NO ritengono invece che è irrisorio il risparmio di spesa pubblica (è stato calcolato che ogni italiano risparmierebbe in un anno il costo di un caffè o secondo il Codacons ci sarebbe un risparmio sempre annuale di 3,12 euro per ogni famiglia ). L’altro problema sarebbe costituito, secondo il Comitato del NO, dal fatto che alcuni territori non esprimerebbero nessun loro esponente nelle Assemblee parlamentari. Ciò si verificherebbe perché il rapporto tra eletti ed elettori passerebbe da 1 eletto ogni 90.000 abitanti, a 1 eletto ogni 150.000, se si tiene conto però solo del numero dei deputati (400). Sul fronte del diritto, i costituzionalisti non sono tutti concordi, ma nella quasi totalità sostengono che sarebbe stato più opportuno inserire tale riduzione in una riforma strutturale e più ampia: col rivedere e diversificare le funzioni di Camera dei deputati e Senato; col varare una legge elettorale che ridia ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti territoriali, invece di ratificare le decisioni dei capi dei diversi partiti che tendono a privilegiare i loro fedelissimi per conservare il potere già detenuto. In sintesi il vero problema da affrontare sarebbe la selezione della classe dirigente, collegata ad una legge elettorale che dia adeguata rappresentanza ai territori e che crei un solido e continuativo rapporto tra eletti ed elettori, stimolando la partecipazione di tutti al dibattito politico e alla ricerca delle soluzioni sociali ed economiche. Il presidente dell’assemblea costituente, Umberto Terracini, sosteneva: “ … la diminuzione del numero dei componenti sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero, oltre che le funzioni”; quanto alle spese “ ancora oggi non v’è giornale conservatore o reazionario che non tratti questo argomento così debole e facilone. Anche se i rappresentanti eletti nelle varie Camere dovessero costare qualche centinaio di milioni di più, si tenga conto che di fronte ad un bilancio statale che è di centinaia di miliardi, l’inconveniente non sarebbe tale da rinunziare ai vantaggi della rappresentanza”
Giovanni SARDONE

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