Home Sanità A.L.I.Ce.: un mondo tutto da scoprire!

A.L.I.Ce.: un mondo tutto da scoprire!

by Nicola Corrado

Oggi vi voglio parlare di A.L.I.Ce., non stiamo parlando della famosa fiaba ne tanto meno di una casella di posta elettronica, essa è l’acronimo di Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, l’unica in Italia formata da persone colpite da ictus, familiari, neurologi, fisioterapisti, logopedisti e volontari. Ad Altamura nasce da circa un anno e la sua responsabile è Teresa Carone, sposata, lavora e mamma di due figli. Ho voluto dare in premessa queste notizie su Teresa perché tutte queste conquiste (laurea in architettura, figli) sono tutte arrivate dopo la malattia. Ne parliamo con Teresa. Per conoscere meglio l’associazione facciamo una chiacchierata con Teresa. Teresa che cosa è l’ictus celebrale e cosa non si sa di questa malattia?
L’ictus cerebrale, 200.000 casi all’anno, è causato dall’improvvisa chiusura (ictus Ischemico) o rottura (ictus emorragico) di un vaso cerebrale. Immaginate per un attimo un improvviso corto circuito elettrico: se tutto va bene manca l’energia elettrica, ma può svilupparsi anche un incendio devastante. Alla pari, un intervento immediato entro le prime 4 ore (per eventi ischemici) può limitare moltissimo i danni riguardanti la deambulazione, la comprensione, il linguaggio ed altri ancora. La scienza ha fatto passi da gigante e della malattia si sa ormai moltissimo. Cosa ricordi di quei momenti? Ricordo che era una calda giornata estiva e stavo correndo con un’amica. Ad un certo punto mi sono sentita male. Lei si è resa conto che si trattava di qualcosa di grave e ha chiamato il Pronto Soccorso. Non riuscivo a parlare ma ricordo benissimo le prime fasi della corsa in ospedale, dei medici e della loro decisione di portarmi presso il Policlinico di Bari. Mi sono risvegliata in ospedale dopo dieci giorni e non capivo perché non riuscivo a muovermi, a parlare. Nel tuo status come hai fatto a crescere due figli? Trascorsi 27 anni tante cose sono cambiate. Cinque anni dopo l’evento ho conosciuto mio marito. Abbiamo due figli meravigliosi e, ovviamente, la difficoltà nel crescerli è stata immane. Con il primo figlio ho sentito l’inadeguatezza del poter fare tutto da sola. Un’inadeguatezza a cui ha sopperito l’amore, la tenacia e l’aiuto concreto di mio marito e della mia famiglia. Sono stati gli stessi miei figli a darmi la spinta nel migliorare certi aspetti della nostra quotidianità e nel sentire forte l’esigenza di fare sempre più progressi. Perché aprire ad Altamura una sede di A.L.I.Ce.? Quale maniera migliore per sensibilizzare la popolazione dell’area metropolitana di Bari nella prevenzione, cura e riabilitazione dell’ictus? Inoltre, il reparto di Neurologia dell’ospedale Perinei, diretto dal dott. Ardito, è sede di una Stroke Unit ove è possibile praticare una tecnica all’avanguardia per i casi di ictus ischemici. Cosa si propone A.L.I.Ce.? E’ un’organizzazione di volontariato e si propone di divulgare sul territorio metropolitano i criteri per una corretta prevenzione e il riconoscimento dei sintomi per una diagnosi precoce e l’equo accesso ai trattamenti preventivi. Diffonde informazioni utili; crea i collegamenti utili fra i pazienti e i medici e tutto il personale sanitario che tratta l’ictus; sollecita i progetti di screening e riabilitativi; tutela i diritti dei diversamente abili ad avere assistenza dignitosa e uguale per tutti. A differenza di molti colpiti da ictus, tu ora riesci ad esprimerti molto bene, possiamo condividere con questa chiacchierata come hai fatto? E’ stato un percorso dolorosissimo. I primi nove anni sono stati davvero duri e ho dovuto lottare per riprendere piano piano a vivere una quotidianità dignitosa. Mi sento rinata. Ho lavorato sodo sul recupero del linguaggio, di una parziale funzionalità motoria. Ho terminato gli studi di Architettura interrotti a causa dell’ictus. Lo studio, la caparbietà, l’amore di mio marito, la nascita dei miei figli e il crescerli sono stati lo stimolo per essere la donna che sono oggi. ( Nicola Corrado Salati)

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2 comments

Rubino Maria Giovanna 26 Settembre 2020 - 14:45

Bella l intervista alla mia amica. Ho conosciuto Teresa dopo poco tempo dall ictus e c è stata tra noi subito “Attrazione Fatale”. Una persona speciale e piena di ottimismo ed idiffinde speranza sempre in ogni modo è tempo. L ho conosciuta che si era ripresa da poco, l università a metà, amici e cose completamente nuove per lei. Ma la sua tenacia e la sua voglia è stata premiata. Aveva ricominciato tutto da zero, anche la lettura , le prime lettere del l alfabeto. BRAVA Teresa.

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Rubino Maria Giovanna 26 Settembre 2020 - 15:01

Ho conosciuto Teresa s poco dopo l ictus. Una persona positiva che a me ha dato molto. Ci siamo un Po perse fisicamente per problemi di lontananza ma appena possiamo ci incontriamo e salutiamo con piacere. Appena conosciuta Teresa si stava rimettendo in gioco per tutto .Ricominciava tutto da zero, imparava l alfabeto nel vero senso della parola, lla lettura al pari della prima elementare.L università lasciata a metà e ripresa con fatica, ha avuto una forza, davvero è un esempio. Papa Francesco ci dice Non perdete la speranza. Teresa è la prova vivente di tutto ciò.

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