Le elezioni europee hanno fatto emergere un segnale da non sottovalutare: in Europa le democrazie resistono, anche se indebolite da una malattia ormai cronicizzata, alla quale non è stata trovata una terapia, perché fino ad ora non è stata fatta una diagnosi dai competitori. I dati. Per la prima volta nella storia repubblicana, in Italia, la maggior parte delle persone si è astenuta, non ha votato il 51,7% degli aventi diritto, per la prima volta da “partito” di maggioranza relativa, è diventato “partito” di maggioranza assoluta. Alcuni dati: il picco dell’astensione l’ha raggiunto la città di

Nuoro con il 70,2%, quella più bassa è stata raggiunta da Firenze, con il 34,9%. I dati ci dicono che rispetto al 2019 che era del 54,5 % dei votanti, è leggermente calato, seppure con un dato risibile del quasi 3%. E’ stato più basso dove c’erano le elezioni amministrative in oltre 3.700 comuni e nelle regionali in Piemonte. Secondo le stime di You Trend, in media nei comuni dove si votava solo per le europee,l’affluenza è stata del 42,2%, mentre dove si votava anche per le europee, è stata del 62,8%. Nel corso degli anni l’affluenza alle urne per le europee, è andata sempre calando, siamo passati dallo 82% dei votanti nel 1979, al 48% di questo anno, fatta eccezione nel 2004 che è stata del 71,7%, prima elezione con la moneta unica. Guardando la situazione di partecipazione al voto a livello europeo, tra il 2009 e il 2014, si è registrata una percentuale vicino al 43%, mentre il calo maggiore si è registrato tra le elezioni del 1994 e quelle del 1999 , quando l’affluenza passò dal 56,7 % al 49,5%. E’ dal 1999 che il calo in Europa si è fatto sempre più alto. I dati di affluenza nelle circoscrizione. Italia Nord occidentale: partecipazione del 55,1%; Italia Nord Orientale: partecipazione del 54%; Italia centrale: partecipazione del 52,5%; Italia Meridionale: partecipazione del 43,7%; Isole:partecipazione del 37,8%. Da questi dati si evince che l’astensionismo è maggiore nelle aree più povere, quindi nelle regioni meridionale e nelle isole, nelle quali le istituzioni sono molto lontane dai bisogni della gente, soprattutto nelle piccole comunità spesso dimenticate dalla politica nazionale ed europea. In queste realtà bisogna fare di tutto per recuperare il rapporto con chi le abita. Altro dato importante che conferma il precedente, sul rapporto tra povertà e partecipazione al voto, è quello che si registra in Europa. Evidenzia che i paesi settentrionali che hanno un’economia più forte, hanno registrato quasi ovunque tassi di partecipazione più alti rispetto ai paesi del Sud e dell’Est Europa. Lo stesso vale per le grandi città, in quelle più ricche è più alta la partecipazione, nelle realtà rurali cresce di molto l’astensionismo. L’astensionismo e la democrazia. L’astensionismo è un fenomeno non organizzato, non è militante, secondo alcuni analisti non va interpretato come protesta, ma come distacco, indifferenza e sfiducia.

Non tutti concordano, anche perché ci sono molti cittadini che non credono più, alcuni non hanno mai creduto al voto come cambiamento e conquista dei diritti, ma alla lotta organizzata come strumento per migliorare le condizioni di vita e lavoro. In queste ultime elezioni, è mancata una comunicazione adeguata, i pochi argomenti trattati dai candidati sono stati solo quelli nazionali (molti elettori si sono chiesti cosa vanno a fare in Europa). La candidatura dei leader di partito, usata come specchietto per le allodole, una volta eletti non sederanno sui banchi di Bruxelles, l’eccessiva politicizzazione con richiesta di consensi plebiscitari della capo del governo, ha influito fortemente sull’astensionismo, dove i due argomenti forti come l’autonomia differenziata soprattutto e il premierato non sono di gradimento a una percentuale non bassa di elettori soprattutto del sud. Certo si pone seriamente il problema della democrazia, non solo in Italia, ma in tutta Europa, per la scarsa partecipazione a scegliere i rappresentanti che sederanno nel consiglio d’Europa. Una democrazia già debole come più volte ha sottolineato la Bindi qualche settimana fa alla conferenza tenuta ad Altamura, debole non solo perché non ha una sua voce autonoma che dovrebbe avere per la sua cultura ed è fortemente condizionata dal potere economico del capitalismo, responsabile di tante diseguaglianze, che la rendono ancora più fragile.
Michele Lospalluto