Il teatro per antonomasia infonde cultura, empatia, emozione e gioca con il tempo che non gli appartiene. Presso il teatro Mangiatordi di Altamura si è contemplata questa magia attraverso una interessante iniziativa culturale ad opera della Compagnia teatrale di Bari “A SUD DEL RACCONTO” diretta magistralmente dall’attore, scrittore, regista Alfredo Vasco. Fruitori privilegiati alcune fasce scolastiche calamitate da racconti letterari resi magnificamente sulla scena “La giara” di Pirandello “Rosso Malpelo” di Verga ed una performance sulla piaga dei nostri tempi il “Femminicidio”. Una mattinata intensissima a conferma che il teatro è un ponte tra scuola e arte , quindi un potente strumento didattico.
La bellezza e straordinarietà della vita è che a volte si è catapultati in eventi magici, irripetibili e indimenticabili. Qualche giorno fa ho avuto l’onore e il piacere di fare una full immersion in quel fascino teatrale che non conosce tempi e usura. Ritrovarmi presso il Mangiatordi tra tantissimi studenti è stato come fare un salto nel passato, un flashback nella mia vita scolastica quando spesso ci si recava presso il Teatro Mercadante per assistere a performance teatrali di compagnie famosissime. Tutti abbiamo letto a scuola la celebre novella di Giovanni Verga “Rosso Malpelo ”ma sul palcoscenico il racconto si fa dolore intenso , disagio, emarginazione, si tocca il pericolo del lavoro in miniera, quella cava di rena rossa che non perdona, si sente incessantemente l’opprimente presenza della morte.

Mi ha colpito piacevolmente il silenzio in sala sinonimo di coinvolgomento nelle vicende da parte dei ragazzi di Scuola secondaria di primo grado ,una palese dimostrazione che il teatro offre un’educazione emotiva, andare spesso a teatro significa anche rispettare delle regole come non chiacchierare, non disturbare sgranocchiando patatine, conoscere i tempi per gli applausi. Tra i vantaggi di una maggiore frequentazione del teatro in età giovanile non trascuriamo la socializzazione, l’empatia, lo stimolo di un pensiero critico ,un desiderio culturale , valori difficilmente assimilabili da eccessive ore sui cellulari o da sterili programmi televisivi. Bello vedere i ragazzi sorridere di sano divertimento quando ne “La giara” di Pirandello, il personaggio di Zì Dima rimane intrappolato al suo interno dopo averla riparata simboleggiando l’assurdità della vita e la precarietà dell’esistenza. Sul palco tutti i temi esistenziali evidenziati nel racconto quali l’ostinazione, l’attaccamento alla “roba”, la lotta tra l’essere e l’apparire hanno preso forma trasformatasi in gradito compiacimento.

La bravura degli attori e la capacità di districarsi tra situazioni drammatiche , grottesche ,esilaranti hanno calamitato l’attenzione dei giovani spettatori che inevitabilmente è arrivata sul palco come segno di gratitudine. Il terzo atto di una mattina a teatro ha avuto come tema la piaga sociale di questi nostri tempi violenti, bellicosi, sanguinari “Il femminicidio” proposto agli studenti di Scuola Secondaria di secondo grado. Con maestria, delicatezza, determinazione il regista Alfredo Vasco decide di parlare di uno dei delitti più efferati di questi ultimi anni , quello di Giulia Cecchettin riportando fedelmente sulle scene il macabro racconto del suo assassino nonché fidanzato Filippo Turetta. In una breve presentazione l’attento regista ha sottolineato le profonde radici del femminicidio presente nell’antica Grecia, nel periodo romano ma la volontà di rappresentare la scena madre di Otello che uccide Desdemona e la morte di Carmen ,protagonista dell’opera di Bizet, è una scelta teatrale, spettacolare. Tre periodi storici 1500-1800-2024,tre femminicidi che hanno come sempre un comune denominatore, una gelosia malata,torbida , desiderio di controllo.

Il carnefice di solito punisce eliminando per ripristinare il pieno possesso e controllo. Un problema che interpella tutta la società, le istituzioni in primis, si parla sempre di mettere in atto un’educazione affettiva e di rispetto di genere che partendo dalla famiglia debba diramarsi in tutti gli ambiti sociali ma spesso ci rendiamo conto che restano buoni propositi durante i convegni contro la violenza di genere e intanto rabbrividiamo dinanzi ai numeri elevati di vittime e alla ferocia delle esecuzioni. La morte di Giulia è una pagina dolorosissima di inquietudine e disagio , parlarne significa approfondire e indirizzare le nuove generazioni verso quei valori mai demodè come la bellezza, l’amore, le sane passioni. Plauso alla Compagnia “A SUD DEL RACCONTO” di Bari ,operativa in Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Marche, che oltre agli spettacoli serali per un vasto pubblico, si impegna a fare opera di divulgazione culturale per le scuole con lo scopo di stimolare il culto della bellezza che le arti da sempre ci trasmettono emozionandoci. Un grazie di cuore agli attori bravissimi e coinvolgenti: Luca Amoruso –Maria Chiara Bono-Gabriele De Astis-Francesca Del Giudice-Domenico Piscopo-Antonella Radicci-Michele Santomassimo- Alfredo Vasco. Esprimo il mio compiacimento per l’organizzazione che vede in Antonella Radicci la sua eccellente responsabile.

Il Teatro è essenzialmente storia di passione , di dedizione , di esperienza che inevitabilmente contagia anime sensibili. Il direttore artistico di questa compagnia Alfredo Vasco possiede conoscenza, esperienza , carisma ,talenti evidenti e meritori che non passano inosservati, una ricchezza per chi ha la fortuna di entrare in relazione con lui. E’stato un piacere fare la sua conoscenza in ambito letterario e il suo essere un tutt’uno con il fascino del teatro balza all’ascolto in pochi secondi. C’è tutto l’orgoglio pugliese nell’apprendere che Alfredo Vasco ha lavorato con grandissimi maestri della levatura di Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà, Flavio Bucci, Cosimo Cinieri, Leopoldo Mastelloni, Isabel Russinova etc.

E sul palcoscenico la bravura assorbita e contagiata arriva tutta . Il mio più sentito ad maiora alla Compagnia , sono sicura che i semi lanciati porteranno frutti copiosi perché il fascino del teatro supera il tempo e lo spazio e le emozioni sono un dono reciproco tra attori e spettatori. Mi piace concludere questa mia riflessione con un’affermazione di Alfredo Vasco, il bellissimo epilogo di una nostra chiacchierata “Il Teatro si fa con il corpo. Con il sudore, con i respiri. E’ un atto d’amore, quasi sessuale, fra l’attore e il pubblico. E l’amore non corre mai il rischio di passare di moda”.
Grazia Lorusso
