Salve, lettori di Altamura in dialogo on line. Sono il prof. Vito Ciccimarra, autore del libro ‘I càusә dә na voltә’, recentemente pubblicato. Il libro tratta delle nostre tradizioni, argomenti già trattati in passato anche da altri autori. La particolarità di questo libro è che è multimediale nel senso che presenta circa 200 qrcode grazie ai quali è possibile ascoltare materiale audio e video inquadrando il relativo qrcode col proprio telefonino. Grazie alla richiesta del direttore Gennaro Clemente è mia intenzione d’ora in poi mettere gradualmente i diversi argomenti trattati nel libro, compresi i qrcode. Per eventuali informazioni potete contattarmi al mio numero whatsapp 3292723081.

Invio primo argomento con un qrcode che, inquadrato col telefonino vi farà ascoltare una poesia di Lillino Calia sul dialetto altamurano.
1 – La chesә dә na voltә
U jusә, sottano [dal latino clausus], era un locale seminterrato o a pianterreno della casa una volta adibito a stalla ed in caso di necessità, anche ad abitazione. Era in genere costituito da un unico vano con volta a botte di oltre 4 metri di altezza, 7 di larghezza e 10 di lunghezza. Data la spaziosità, il vano era diviso da un tramezzo in tufo in modo da avere due ambienti. Quello antistante con molta buona volontà potremmo chiamarlo soggiorno e camera da letto. Alla porta di ingresso si montava, la mattina, una ‘vetrina’ per toglierla, a sera, dalle cerniere a cui si reggeva. I vetri erano coperti da una tendina bianca e ricamata. A sera, prima di andare a letto la porta era chiusa con la chiave e a volte con un fermo-porta, uwuttandә: robusto bastone in ferro lungo circa 80cm (da cui il nome) con un’estremità agganciata al muro laterale della porta d’ingresso; quando ci si voleva chiudere in casa, l’altra punta del bastone veniva infilata in un anello fissato sulla porta.
Si può ancora vedere tale oggetto in un noto forno a legna altamurano in via Ariosto (fig.1).

Fig.1 – U wuttandә

Fig.2 – Tipica casa altamurana

Fig.3 – Provvista di paglia nel pagliaio

Fig.4 – La tròzzәlә
Nella prima foto a sinistra della pagina precedente (fig.2) si vede una tipica casa altamurana. Nella soffitta della casa di solito c’era la pagghjerә, il pagliaio, locale in cui si metteva la paglia destinata all’alimentazione del mulo e la legna per cucinare, i sarcәniddә, fasci di rametti ricavati dalla potatura degli alberi o della vite, e di arbusti secchi, usati come ottimo combustibile per l’inverno; vi si accedeva con una lunga scala esterna in legno. Nella foto (fig.3) i contadini stanno mettendo nel pagliaio la paglia trasportata col carro agricolo dalla campagna tirandola su con una particolare carrucola tirata a mano, la tròzzәlә (fig.4).
Affianco alla porta d’ingresso c’era la cucinә ‘a culә dә mònәchә’ formata da due grossi tufi incavati a semicerchio per introdurre la pentola con un imboccatoio antistante in cui introdurre la legna (fig.5). Una cucina più raffinata era la cucinә a vaporә, rivestita in genere di mattonelle bianche (fig.7). La foto della seconda cucina a vapore è stata fatta nel 2020 in una abitazione del centro storico che usava ancora questo tipo di cucina! Per cucinare in entrambe si inseriva la caldaia, la callerә (fig.6). La cucinǝ a culǝ dǝ monǝchǝ, molto rustica, era di solito usata in campagna, mentre la cucina di città, la cucinǝ a vaporǝ, era costruita in solida muratura ed era decorata di piastrelle; aveva una o più grosse buche in cui venivano infilate quasi completamente le caldaie di varie misure; il riscaldamento della caldaia era molto efficiente: la fiamma lambiva prima il fondo e poi i fianchi della caldaia con un movimento elicoidale, per poi salire verso il camino sotto forma di fumo ormai quasi freddo (in queste cucine il calore della fiamma veniva utilizzato molto meglio rispetto a quanto avviene nelle moderne cucine a gas, dove tutto il calore laterale si disperde nell’aria).

Fig.5 – La cucinә a culә dә mònәchә

Fig.6 – La callerә

Fig.7- I cucinә a vaporә
U jusә aveva di solito un unico locale abbastanza grande oppure c’era un tramezzo dietro il quale c’era la camera da letto e i servizi igienici. Il letto era alto circa un metro. Per salire a volte occorreva uno sgabello. Questa altezza si spiegava perché sotto il letto c’era immancabilmente l’orinale, la rәnnelә, (fig.11) e si conservavano patate e cipolle che erano nascoste da una fascia ricamata che girava attorno al letto, u giralittә. Nella prima e seconda foto sotto si vede u pagliericcә (fig.8), materasso pieno di foglie delle pannocchie, la pagghjә du ranonә, che ogni mattina veniva rimestato tramite delle aperture apposite mediante la furceddә (fig.9). Il materasso poggiava su quattro tavolonisorretti da due attrezzi di ferri, i pitә du littә. (fig.10).

Fig.8 – u pagliericcә Fig.9 – la furceddә

Fig.10 – I pitә du littә Fig.11 – La rәnnelә
Al capezzale del letto, u littә (fig.12), c’era di solito un quadrodella Madonna. (fig.13).

Fig.12 – U littә Fig.13 – U quadrә
Al centro la banghәteddә, il tavolo per il pranzo e la cena (fig.14).

Fig.14 – La banghәteddә
La parte retrostante del tramezzo era destinata a deposito degli attrezzi agricoli, a volte a stalla, e ai servizi igienici, di solito isolati da una tenda.
Per servizi igienici si intendeva u puetә du uacilә otolettә, (fig.15) mobiletto in ferro battuto che sorreggeva lo stretto necessario per lavarsi: specchio, catino, asciugamano, portasapone, brocca d’acqua, la capesә per defecare (fig.16), e la rәnnelә per orinare (fig.17).
Ad un chiodo conficcato nel muro era fissato un filo di ferro, a forma di uncino, sul quale erano infilati, a modo di carta igienica, tanti pezzi di giornale tagliati di uguale misura per i grandi e ad un altro chiodo una pezza morbida per i bambini, che veniva lavata e riutilizzata. La carta era troppo dura per i sederini dei bambini!
A volte invece della carta per gli adulti si usava uno straccio, la pezzә, anch’esso lavato e riutilizzato.

Fig.15 – U puetә du uacilә Fig.16 – La capesә Fig.17 – La rǝnnelǝ
Poiché in queste case ancora non c’era acqua e fogna (anni 50-60) i liquami erano raccolti la mattina presto da impiegati comunali. (fig.15)


Fig. 45 raccolta liquami

Data la mancanza dei servizi igienici per fare il bagnetto ai bambini (e non solo) bisognava arrangiarsi in vari modi (fig.16, Archivio Galetta).

Fig.16 – Bagnetto dei bambini
A causa dell’altezza del locale, a volte nella parte retrostante il muro divisorio c’era un soppalco in legno, u tauletә, a cui si accedeva mediante una scala, pure in legno. Qui era allestito un letto nel quale dormivano i figli maschi; se questi erano più di tre, alcuni dormivano a capәtelә, altri a pitә: i piedi degli uni toccavano le teste degli altri, assaporando gli odori, specie d’estate! Se c’erano delle femmine, nella parte retrostante si allestiva u lәttәciddә, separandolo con un piccolo tendaggio da occhi indiscreti.
Poiché a quei tempi non c’era ancora la raccolta differenziata, l’immondizia era messa al centro dell’incrocio o ad un angolo della strada e la mattina dopo passavano degli operatori comunali per la raccolta (fig.17 – Vedi i mestieri di una volta: u munnatàurǝ).

Vito Ciccimarra
