Venerdì 30 maggio 2025 – presentazione del libro “L’invenzione del Minchion”
Un caro saluto a tutti i convenuti, ai soci del Lions Club Altamura Host, ai colleghi relatori, all’autore;
Un sentito grazie alla gentile Signora Grazia Giammarusti, presidente del Lions, per avermi affidato, complice il mio fraterno amico il dottor Gianni Dirienzo, che saluto affettuosamente, il gradito compito di concorrere a presentare il libro del professor Massimo Curci, dal titolo “L’invenzione del Minchion”. Ben esplicitato da un secondo titolo presente nella locandina, in modo più efficace: “Alla ricerca della conoscenza perduta” cioè un viaggio nel mondo della Scuola Italiana, narrato dall’autore. Premetto che i libri vanno letti ed il mio intervento punta in modo particolare a valorizzare l’opera e il suo messaggio educativo, lasciando all’autore la scelta di svelare gli aspetti più importanti, per sollecitare interesse e curiosità verso il suo lavoro. Ciò non di meno non intendo sottrarmi all’appello del professor Curci di dire la mia sullo stato di salute attuale della scuola, alla luce delle straordinarie e continue trasformazioni avvenute che vede protagonisti, ultimamente non più lo studio ma la tecnologia digitale.Già in questo incontro si vanno ad incrociare due esperienze diverse; quella dell’autore docente ancora in servizio e quella del sottoscritto a riposo da oltre 15 anni. Sono d’accordo con lui che nel corso del tempo “La conoscenza” ha subito una notevole irrilevanza, anche perché la scuola, innanzitutto, ha perso il suo essenziale ruolo di ente educativo, gestito dallo stato o da privati, con il preciso compito di diffondere attraverso l’insegnamento metodico e collettivo la cultura, l’istruzione, la preparazione professionale e far apprendere una professione, una disciplina, un’arte.La scuola è bene ricordarlo, da sempre è stata attraversata da calcoli Politici, dal profitto e da interessi egoistici che ha visto come protagonisti il Ministero, le Regioni, le forze politiche e sindacali da privati, i genitori, i docenti e gli alunni. Purtroppo quelli che operano nel campo educativo non sempre hanno saputo unire: saggezza, fermezza, ascolto e compassione nel proprio impegno sociale. Entrando nel merito questo è un libro, che ci parla in modo leggero, senza saccenterie dottorali della vita vissuta nella scuola fatta di verifiche, scritte o orali, di consigli di classe, di collegi docenti, di gite, di orari. L’opera è stata propiziata da una illuminante e simpatica “prefazione” della professoressa Emma Cannavale, che stima molto l’autore ed afferma che lo stesso si affida a questo libro per una “boccata d’aria” che passa attraverso il potere salvifico dell’ironia e che spazza via la tristezza burocratica del nostro paese.È un libro ricco di molti dettagli che presi singolarmente non hanno senso, mentre tutti assieme esprimono una vera rivoluzione dell’attività scolastica e che non ha nulla a che vedere con il possesso di nozioni organizzate, acquisite dalla lettura e dallo studio, così come avveniva nella Scuola del passato. L’autore inizia con il passare in rassegna l’intera filiera dell’organizzazione scolastica: dall’infanzia, alle Scuole elementari, con le sue classi differenziali per stranieri; dalle medie alle superiori, dai licei agli istituti tecnici e si sofferma poi sui docenti, sui voti, sulla didattica, sugli strumenti, sul registro elettronico, sugli alunni e sui rapporti con i genitori troppo amici degli stessi. I docenti temono i genitori, perché anche capaci di aggressione verbale e qualche volta anche fisica, specie nei confronti dei dirigenti scolastici. A tal proposito nella prossima “Riforma” non si escludono “contromisure” legislative. È quasi vietato selezionare, men che mai bocciare perché la scuola è sempre e comunque inclusiva, guai a mandare fuori dalla classe l’alunno o dietro la lavagna. Il linguaggio utilizzato, dice l’autore, è farcito di inglesismi, che hanno mandato in soffitta il latino, pur essendo gli italiani discendenti dei Romani, il libro ci allieta con molta ironia, di ben 31 acronimi; mi limito ai più noti come il CEO (L’amministratore delegato), iI BES (bisogni educativi speciali per i disabili e i relativi docenti di sostegno), la DAD (la didattica a distanza) e gli invalsi (sistema nazionale per la valutazione del sistema di istruzione). Cito altresì il PCTO che è il percorso per la competenza orientale cioè l’alternanza scuola-lavoro purtroppo la parola “pubblica” è scomparsa da tempo dal Ministero, che è diventato MIUR=ministero dell’istruzione, università e ricerca. Dall’economia il piano scuola-4.0., è stato ispirato dal piano industriale e che ha preso l’acronimo PNRR (piano nazionale di ripresa e di resilienza). Il quadro descritto dal professor Curci fotografa la realtà così com’è. Si è dunque complicato il dialogo tra alunni, docenti, genitori perché si sono dimenticati le funzioni principali dello studio che ha fatto insorgere equivoci e difficoltà persino nel riconoscere personalità come Aristotele filosofo, che diventa un fisico, e Galilei e Newton che da scienziati diventano filosofi. Con questa premessa la domanda principale resta “che fine ha fatto la scuola, la conoscenza”.Attraverso questo libro, essendo uscito dalla scuola 15 anni fa, chiamato a guidare il Consiglio Regionale, sono rientrato poi ad insegnare “educazione e cultura politica” presso le due Università della Terza Età di Altamura e di Bari. Sento di dover ringraziare l’autore per aver offerto un quadro aggiornato dell’attuale situazione scolastica. A tal proposito mi consentirete di tracciare un breve excursus storico sulle tappe previste dalle diverse riforme delle scuole che sono state attuate nel tempo:
-Parto dai greci che non ebbero una scuola pubblica, ma solo privata.
-Solo con Roma nasce la scuola di Stato, con l’istituzione di cattedre di retorica e di diritto.
-Con il medioevo si ebbero solo scuole monastiche ed episcopali e dal 1200 sorsero le università.
-Con la rivoluzione francese viene sancito il principio della istituzione promossa dallo Stato.
-Con l’Unità d’Italia del 1861 viene introdotto il principio dell’obbligo scolastico. Il Ministro Desantis attuò la riforma dell’università
-Mentre nel 1923 il Ministro Gentile Introduce l’esame di Stato.

-Nel dopoguerra, nel 1962 nasce la scuola media unica.
-Nel 2000 Berlinguer e Demauro riorganizzano il ministero della Pubblica Istruzione e viene, così, soppresso il provveditorato agli studi e riconosciuta la personalità giuridica e l’autonomia didattica ed organizzativa ai singoli istituti, con l’obbligo formativo fino a diciott’anni e la parità tra scuola pubblica e privata.
-Nel 2003 Con la Moratti vengono ridefiniti i cicli di istruzione: tre per l’infanzia, 5 per le elementari, tre per le medie e a concludere l’esame di Stato. Vengono altresì previsti 8 percorsi liceali e il sistema di formazione professionale.
-Nel 2008 la Gelmini prevede l’insegnamento della conoscenza della Cittadinanza e della Costituzione, lo studio degli Statuti Regionali e dell’autonomia ordinaria e speciale delle Regioni.
-Nel 2010 con la Riforma del Presidente, Renzi punta ad affermare il ruolo centrale della Scuola nella società della conoscenza, e viene attuata definitivamente l’autonomia della scuola per realizzare l’uguaglianza sociale, culturale e territoriale. Siamo ai giorni nostri. Anche il ministro della P.I. Valditara ha pensato di istituire nel 2024 una commissione di pedagogisti, per la valutazione delle indicazioni nazionali, che hanno preso il posto dei superati programmi ministeriali finalizzati ad elaborare un “Nuovo progetto di riforma della scuola per l’anno 2026-2027”.
Siamo in attesa però del testo-finale, e di conoscere in particolare come saranno presentate le revisioni di alcune materie dalla geostoria, all’epica, alla Bibbia. Mi auguro che venga evitata la riforma di una storia che racconti solo il succedersi dei fatti e di date, senza tener conto degli aspetti sociali, economici e geografici e senza indagare sulle cause degli eventi. Il professor Curci, attraverso questo libro, con una raccolta di contenuti scritti con leggerezza prova a sdrammatizzare la drammatica situazione scolastica anche per dare forza e spinta a chi dovrebbe intervenire, prima che sia troppo tardi e liberarci dalle sterilità che seppelliscono docenti in aula o dietro i banchi.
Vado a concludere confermando, che la scuola la fanno “i maestri e non i ministri” e che è indispensabile intervenire come dice il professor Curci, per salvare la scuola pubblica, consapevoli che accanto alla tecnologia e alla modernità non va trascurata la conoscenza, la lettura e lo studio. Però non è giusto generalizzare ed evitare, come diceva Platone, di attraversare la valle della dimenticanza e bere l’acqua della noncuranza. Mi piace, perciò, evidenziare quattro esempi di buona scuola del nostro territorio riferiti ai nostri giorni come:
1) La gara letteraria e poetica del liceo classico di Altamura .
2) Il percorso di competenza territoriale e di orientamento della terza h dell’istituto tecnologico “Nervi-Galilei” di Altamura.
3) Il robot progettato dalle studentesse di Bitetto, del liceo scientifico che partecipa ai Mondiali dedicati alla scienza e alla tecnologia.
4) Il progetto “bella family” della Confconsumatori dell’Unicredit, dell’Edison che rende i giovani protagonisti della transizione energetica e digitale.
5)La partecipazione della Scuola I.C. “Bosco Fiore” alla 11 Edizione del Premio Nazionale città del Castello Abruzzo classificandosi ai primi posti tra le eccellenze del Panorama Scolastico.
6) I 3 studenti del liceo scientifico di Altamura premiati dall’azienda “Gielle” per i loro elaborati su sicurezza, prevenzione e tutela ambiente, al concorso letterario delle Scuole Superiori.
Dunque possiamo aiutare i ragazzi solo occupandoci della complessità della società, che abbiamo creato con una “conoscenza” all’altezza dei tempi.
( Pietro Pepe)