Vi chiedo scusa! In queste ore le nostre menti e i nostri cuori sono avvolti dal dolore, dalla tristezza, dalla paura, nel vedere scorrere tanti volti di giovani adolescenti che hanno perso la vita nella tragedia di Crans-Montana. Penso ai tanti nostri ragazzi, miei alunni, che dinanzi alla semplice voglia di divertirsi, spesso non riescono a valutare e fare le giuste scelte. Le vostre paure, le vostre scelte sono anche le nostre paure e le nostre scelte. Al dolore si sovrappone anche la voglia di rabbia e desiderio di giustizia. Rabbia perché qualcuno doveva controllare, noi adulti che spesso siamo presi dal desiderio di guadagno. A noi educatori che puntualmente a scuola vi esortiamo a rispettare le regole, a rispettare le norme e adesso ci ritroviamo in un mondo dove le regole e le norme non sempre sono rispettate. Si, proprio noi adulti che spesso siamo i primi a scegliere scorciatoie per far spazio al guadagno facile, al successo ecc. Tanti volti simili ai tanti miei alunni, sorridenti e pieni di vita, quella vita che noi adulti non siamo stati in grado di proteggere. In queste ore penso ai vostri volti e come la vita può cambiare in pochi minuti. Noi che vi invitiamo a fare scelte giuste, ore e ore a spingervi a “guardare oltre” e poi non siamo in grado di insegnarvi a tener stretta la vostra vita perché è bella! Penso ai tanti video condivisi in queste ore di festeggiamenti, euforia, tutti sereni e palpitanti per un nuovo anno. Quell’entusiasmo che solo voi, ragazzi avete e che è contagioso per quanti vi circondano e vi vogliono bene. Penso a una domanda che tra qualche ora mi sottoporrete all’ingresso in classe: Dov’era Dio? Come può il tuo Dio permettere che tanti ragazzi muoiano in pochi istanti? Quando la morte arriva in questa modalità è difficile trovare le giuste risposte, trovare la sorgente in grado di assettare la vostra sete di ricerca e di giustizia! Voi ragazzi in queste ore avete visto il dolore, la sofferenza e la paura della morte, voi che vivete, giustamente, la vostra esistenza con sorrisi, scherzi, giochi, canzoni e balli, sognando un mondo più giusto! Non è giusto. Non ci sono parole, forse balbettando vi dirò che Dio era lì, in quella discoteca, accanto a ciascuno. Mi ritornano in mente le parole di Eliezer (Elie) Wiesel, scrittore premio Nobel per la Pace nel 1986, che ha vissuto l’esperienza drammatica di Auschwitz. «Dietro di me sentii il solito uomo domandare: Dov’è Dio. E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca». Appeso a quella forca c’era un bambino, ancora vivo per un soffio di tempo. (…) Sono certo che Dio era lì, ad accarezzare ognuno, impotente, sofferente, a dire a noi adulti che la loro dipartita è dipesa da noi, dalla nostra indifferenza, dal non far rispettare le regole, nel non avervi detto che il rischio è sempre dietro l’angolo. Vi chiediamo scusa! Genco Michele
Vi chiedo scusa!
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