Sono passati dieci anni dall’apertura dell’ospedale della Murgia intitolato a Fabio Perinei, un politico lungimirante, tre mesi fa è stato ricordato a 15 anni dalla sua scomparsa, che aveva visto nella costruzione di quella struttura un presidio di comunità, rompendo con i vecchi campanilismi tra Altamura e Gravina, (costruito in agro di Altamura ma più vicino a Gravina) ma soprattutto un riferimento di qualità e moderno (i due presidi erano obsoleti e in centrocittà) per tutta la sanità murgiana. La storia. Dopo circa 30 anni dal suo concepimento,il 13 aprile 2014 fu inaugurato, alla presenza di tutte le autorità. Erano in molti che ne gufavano l’apertura dai giornalisti, ai politici di opposizione al presidente Vendola, era appena iniziata la campagna elettorale per le europee. “Inaugurato quando non serve più, in questi anni i bacini di utenza di Gravina e Altamura sono stati serviti dal Miulli di Acquaviva e dall’ospedale di Matera. Il nuovo ospedale della Murgia è uno spreco. E’ uno spreco prima di entrare in funzione”. Questo tuonava dieci anni fa in uno dei suoi editoriali quotidiani il direttore di TeleNorba. “Aspettiamo di vedere se il 22 aprile iniziano i ricoveri, se questo contenitore sarà riempito di contenuti e di eccellenti figure professionali”, attaccava Ignazio Zullo consigliere regionale di Forza Italia. Il 22 aprile l’ospedale della Murgia fu aperto con l’avvio dei primi ricoveri. Andiamo qualche anno indietro. I primi finanziamenti furono approvati dal Consiglio regionale nel 1990, nel primo triennio con 8 miliardi di lire, nel secondo con 53 miliardi di lire, per un totale di 61 miliardi di lire. Nel 96 arrivano dalla Regione altri 30 miliardi di lire. Il primo lotto viene bandito nel 97 e consegnato 7 anni dopo. Nel 2004 vengono stanziati nuovi fondi, circa 24 miliardi di euro. Il secondo lotto viene bandito nel 2004 e realizzato dopo anni per problemi burocratici. Il cantiere si ferma per le condotte dell’acquedotto da rifare, 150 giorni per le varianti, altri 3 mesi per la variante che non arriva, 7 mesi per la perizia di assestamento, altri 4 mesi per il maltempo, altra pausa per richieste di danni causati dal maltempo e la concessione alla ditta di 140 mila euro, dopo un accordo bonario.

Ricordo che secondo le norme e le tecniche degli anni novanta, i lotti venivano concepiti e costruiti funzionanti, ovvero dovevano svolgere appena terminati, l’attività di ricovero ed assistenza. Tutto questo per evitare che la struttura diventasse vecchia e inadeguata fino al suo completamento. Infatti i piani del primo lotto sono forniti per le aree chirurgiche di sale operatorie, che con la costruzione dell’ultimo lotto sono state centralizzate nell’area di emergenza, nel rispetto dei nuovi e più efficienti modelli organizzativi. Il terzo lotto vede il passaggio tra Fitto e Vendola alla Regione, nel 2005. Inizialmente per snellire le pratiche burocratiche e i rischi di ulteriori ritardi, era stato deciso di accontentarsi dei due lotti (edifici), poi si sceglie per fortuna di andare avanti e dare più senso ad un varo di ospedale più moderno e non a un mezzo ospedale. Il terzo lotto viene bandito nel 2008 e stanziati oltre 21 mila euro. Nel 2010 la giunta stanzia altri 10 milioni di euro per mettere riparo al deterioramento del materiale nei 15 anni di lavori. Dopo il terremoto dell’Aquila si fanno interventi di adeguamento alle norme antisismiche e antincendio e vengono stanziati altri 3 milioni e mezzo di euro per il primo intervento e 5 milioni per il secondo intervento. La struttura è costata in totale tra i 110 e i 120 milioni di euro per 170 posti letto che non sono ancora i 207 previsti a regime.
Michele Lospalluto